Il cuore della Campania Felix ha nome e cognome: Mozzarella di Bufala.
Ma per far sì che questo sia vero c’è bisogno che tutta la filiera produttiva ne abbia coscienza e si faccia custode di questo straordinario tesoro.

Nel 1994, convinti che una rete di operatori potesse essere uno strumento indispensabile per proteggere la Mozzarella di Bufala Campana DOP, aderimmo al Consorzio di Tutela. Dopo 10 anni di impegno, pur condividendo la visione di indirizzo, abbiamo deciso di adottare un modello produttivo ancora più rigoroso, adottando un disciplinare ancora più restrittivo che, però, non ci consentiva tecnicamente di rispettare pienamente le prescrizioni della DOP.

Tendere all’eccellenza è diventato per noi l’obiettivo principale, e siamo partiti dalla testa della filiera concentrandoci sull’alimentazione e il benessere animale. Questi, infatti, sono elementi decisivi per determinare la qualità del latte che resta uno dei fattori determinanti per fare una mozzarella.

Da quella scelta sono passati più di 10 anni e la maggiore libertà ci ha assicurato la possibilità di fare un lavoro di ricerca costante e innovativo, un percorso che, con un occhio attento alla tradizione, ci ha visto lavorare sul miglioramento di tutte le fasi della produzione. Questo impegno ha reso ancora più eccellenti la Mozzarella Costanzo di Latte di Bufala, la ricotta e i formaggi, al punto da farci conseguire il Premio Foodies 2016 del Gambero Rosso.

Un percorso di sperimentazione che ha portato ad altri risultati straordinari, come nel caso della Mozzarella Costanzo di Latte di Bufala Senza Lattosio: frutto di un lavoro che ha investito, anche in questo caso, l’intero processo produttivo, a partire dalla ricetta esclusiva per il ciclo enzimatico di scomposizione del lattosio.

Con gli amici del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP resta costante il confronto sui temi importanti del settore, nella consapevolezza che la difesa del prodotto va fatta insieme, ciascuno secondo le proprie convinzioni.
La qualità, infatti, deve essere sì ricercata da chi produce, ma soprattutto va riconosciuta da chi acquista e per questo c’è bisogno di fare cultura del prodotto.